io obietto
la guerra.

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sono le persone che, insieme a noi, hanno dichiarato la loro obiezione alla guerra.
Più di 100 Comuni sono tornati a sensibilizzare la popolazione sull’obiezione di coscienza al servizio militare.
Nelle prossime settimane avanzeremo una proposta per far diventare l’obiezione di coscienza alla guerra un diritto di tutti e tutte:
un diritto umano fondamentale nei tempi in cui viviamo e un passo importante per il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione e il ripudio della guerra.
- mettervi in contatto con un gruppo di EMERGENCY nel vostro territorio scopriteli qui
- preparare la vostra rete di contatti da attivare
- approfondire i temi dell’obiezione di coscienza alla guerra esplorando la sezione come attivarsi

Perché
obiettare?

Non vogliamo il ripristino della leva
Il ripristino della leva, anche solo volontaria, è il ritorno della richiesta dello stato di mettere a disposizione i propri corpi. Oggi come ieri il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo internazionale come “potenza” e alimenta il ritorno all’uso della minaccia militare come strumento della politica.
Rifiutiamo la militarizzazione della società
Nella nostra Costituzione la chiamata alle armi è possibile solo per la Difesa della Patria da un attacco nemico e l’Italia non è sotto attacco di forze militari straniere. Non solo: il ripristino della leva si accompagna all’aumento senza precedenti della spesa militare a scapito della spesa in sanità, scuola, welfare, innovazione. Si accompagna inoltre a un aumento dei contingenti militari italiani in diversi scenari internazionali dove dovremmo agire solo diplomaticamente.
Perché l’Italia R1PUD1A
Il rifiuto della guerra può essere un’aspirazione individuale, ma è soprattutto un principio fondamentale della nostra Costituzione, fortemente voluto da chi aveva combattuto o vissuto la Seconda Guerra mondiale e proprio per questo non poteva immaginare la guerra nel futuro del Paese.
Articolo 11 “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Perché rispettiamo la Costituzione
Attorno all’articolo 11, abbiamo costruito la campagna R1PUD1A: una comunità di cittadini e cittadine attivi e partecipi nelle scuole, nei Comuni, sui territori, nel mondo della cultura e coi movimenti della società civile. Insieme promuoviamo cultura e azioni di pace, in maniera nonviolenta e consapevole.
Come attivarsi

Diffondi la campagna R1PUD1A. Coinvolgi le persone, creiamo una comunità che ripudia la guerra.
Rompi il silenzio: partecipa
La guerra non è inevitabile: Informati e condividi perché la consapevolezza è il primo atto.
Attiva una comunità: organizzati
Il cambiamento ha bisogno di tante teste. Crea alleanze, trasforma il tuo impegnoin forza condivisa.
Conquistiamo “spazi di pace”
Comuni, strade, scuole, cinema, teatri, biblioteche, festival possono promuovere una cultura di pace e praticare concretamente il rispetto e la difesa dell'articolo 11 della nostra Costituzione.
La scuola non si arruola
Sei uno studente, un docente, un genitore? Attivati per difendere le scuole dalla propaganda bellica e renderle luoghi di educazione e promozione alla pace, perché è sui banchi che si formano le coscienze e i cittadini di domani.

Diffondi R1PUD1A
costruisci una alternativa di pace.
Questo comune obietta la guerra
EMERGENCY, attraverso la campagna R1PUD1A, invita i sindaci e i Comuni d’Italia a una nuova fase della campagna, chiedendo loro di rendersi disponibili ad accogliere le dichiarazioni di obiezione di coscienza al servizio militare e comunicarlo alla cittadinanza.

I numeri di chi ripudia
la guerra.

+650
Comuni
Comuni che dichiarano pubblicamente il ripudio della guerra e iniziano a tradurlo in concrete scelte politiche, culturali e istituzionali.

+1500
Scuole
Dalle elementari alle superiori, il mondo dell’istruzione propone cultura di pace, rilancia la campagna e il senso della Costituzione

+300
Spazi culturali
Una comunità in movimento, diffusa e determinata.
Teatri, cinema, festival, persino squadre di calcio: il mondo della cultura e dello sport è un protagonista formidabile delle ragioni della pace
Questo non è un automezzo di pace.
La guerra è distruzione organizzata, sono soldi pubblici trasformati in violenza invece che in istruzione, cure, innovazione. Guerra significa meno diritti, meno opportunità, il futuro sottratto alle persone. Ripudiare la guerra significa smascherarne l’inganno, per costruire, insieme, alternative di pace.
Non è un messaggio simbolico o utopico. È una scelta politica, è un’azione collettiva che si può fare ora.
Spazi di pace conquistati
