io obietto la guerra.

“Io obietto la guerra” è la proposta di legge d’iniziativa popolare da sostenere e diffondere per:
- affermare il diritto di cittadine e cittadini di rifiutare di collaborare alla guerra con il proprio lavoro e le proprie competenze;
- restituire ai giovani di oggi il diritto di rifiutarsi di prestare il servizio militare;
Firma sul portale del Ministero della Giustizia
"io obietto la guerra", perché nessuno venga coinvolto contro la sua volontà nel causare sofferenza ad altri esseri umani.
Bastano due minuti per firmare e sostenere l’iniziativa insieme ad altre migliaia di persone.


10.639 firme raccolte su 50.000
Aggiornato al 06/10/2026 17:10
Cosa chiediamo
- Garantire a cittadini e cittadine il diritto di rifiutare di collaborare alle guerre.
- Offrire ai giovani la possibilità di dichiarare la loro indisponibilità a prestare servizio militare.
- Fare un concreto passo avanti per la realizzazione dell’Articolo 11
Chi può firmare
Elettori ed elettrici, cioè cittadini e cittadine italiane maggiorenni, in possesso dei diritti civili, anche residenti all’estero purché iscritti all’AIRE.


Come si firma
Accedi alla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia dedicata alla raccolta delle firme:
link diretto "io obietto la guerra" - proposta di legge di iniziativa popolare per il diritto alla obiezione di coscienza alla guerra
- Accedi con SPID, CIE o CNS alla piattaforma
- Seleziona “Sostieni iniziativa”.
- Segui la procedura guidata e conferma la sottoscrizione.
L’intera operazione richiede pochi minuti.
Al termine puoi scaricare l’attestazione della sottoscrizione.
Se non puoi firmare
Se non puoi firmare, fai firmare una persona vicina a te.
La guerra non risparmia nessuno.
FAQ
Perché chiediamo il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra?
Secondo i più autorevoli Istituti per la Pace internazionali non si sono mai registrati così tanti conflitti nel mondo dalla Seconda guerra mondiale: nuovi scenari di guerra si moltiplicano, mentre nessuna guerra in corso sembra in grado di concludersi.
Il diritto internazionale umanitario, nato per tutelare la vita dei non belligeranti, del personale sanitario e umanitario, e per proteggere le città e le infrastrutture civili, viene sistematicamente ignorato e violato.
Nuove tecnologie hanno reso più semplice colpire “il nemico” nelle sue infrastrutture civili e nel suo patrimonio culturale e usare le popolazioni come target e ostaggio della guerra. Una nuova forma di guerra, detta “ibrida”, minaccia anche la nostra società. “Non viviamo né in pace né in guerra”, hanno ripetuto diversi leader e generali europei in questi anni, mentre minacce militari e violenza armata ritornavano a essere utilizzate come strumenti della politica internazionale.
A questa deriva della ragione e del diritto internazionale non si oppongono i governi, ma l’opinione pubblica, che ha più volte manifestato la propria contrarietà al riarmo e alla collaborazione con governi che praticano violenze e minacce armate. Lo hanno fatto milioni di voci per chiedere a Israele di fermarsi nel massacro a Gaza e per denunciare il silenzio e l’inazione europea. Lo hanno fatto studenti e lavoratori dicendo “non in mio nome” con manifestazioni e scioperi e rifiutandosi di prestare la propria collaborazione alla macchina della guerra che ogni giorno progetta, assembla, trasporta armi e strumenti di morte utilizzando infrastrutture e servizi della società civile.
Crediamo sia venuto il tempo di chiedere il diritto di dichiararsi indisponibili a fornire le proprie competenze, il proprio lavoro, il proprio consenso alla guerra, alla violenza e all’uso delle armi per la risoluzione dei conflitti, come vuole l’Articolo 11 della nostra Costituzione. E di poterlo fare preventivamente, in maniera chiara e certa. Chiediamo il diritto a dichiararci obiettori di coscienza alla guerra perché il nostro coinvolgimento nella violenza armata, come uomini e donne, non passa più solo da un eventuale servizio militare, ma dal lavoro e dalla collaborazione che possiamo fornire nella nostra vita civile. Vogliamo dissentire e vogliamo rifiutarci di essere coinvolti nella produzione di morte e dolore.
Difendere la Patria è un dovere costituzionale, si può fare senza le armi?
Sì. La nostra Costituzione all’articolo 52 dice che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” e la storia repubblicana ci ha insegnato che la difesa non coincide più necessariamente solo con l’uso delle armi. La Corte Costituzionale ha sancito “la piena equiparazione tra servizio civile e servizio militare, riconoscendoli entrambi come forme di adempimento del dovere di difesa della Patria”, con sentenze storiche (le ultime due la 470/1989 e la 228/2004). Al contempo, l’Articolo 52 della Costituzione recita ancora: “Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici”, rimandando quindi alle leggi dello Stato di disciplinare la specificità del servizio militare. E ancora: “L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. Questo passaggio è fondamentale per comprendere come i militari siano sottoposti alla Costituzione e all’Articolo 11 della Costituzione, tra i principi fondamentali della Carta a cui si conforma non solo la disciplina della nostra politica estera, ma anche la subordinazione della Difesa ai valori del diritto internazionale e della ricerca della pace.
Recentemente una proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Un’altra difesa è possibile” promossa dalla Conferenza nazionale enti di servizio civile, Sbilanciamoci e Rete Italiana Pace e disarmo ha promosso la costituzione di un dipartimento della difesa civile nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un progetto simile era stato presentato con successo nel 2015 dalle stesse organizzazioni, poi è rimasto incompiuto in Parlamento.
Cosa cambierebbe in concreto se l’obiezione di coscienza alla guerra venisse approvata?
Per prima cosa si stabilirebbe un diritto, quello di rifiutarsi di partecipare a qualsiasi attività collegata o funzionale alla guerra all’interno del proprio lavoro, così come di rifiutare la chiamata al servizio militare optando per un servizio alternativo civile.
Chi potrebbe rifiutarsi? Gli esempi sono molteplici: un lavoratore della logistica che si rifiuta di movimentare un carico di armi (o di parti di armi) destinate a un Paese coinvolto in un conflitto; un ricercatore del settore pubblico o privato che non vuole mettere a disposizione la propria ricerca ad aziende del settore degli armamenti o a favore di imprese di Paesi coinvolti in conflitti.
In secondo luogo, si stabilisce preventivamente il diritto per i cittadini e le cittadine italiane di dichiararsi obiettori alla guerra, rifiutando l’uso delle armi e della violenza nella risoluzione dei conflitti, costituendo così una prima base per la difesa civile nonviolenta, alternativa alla difesa armata e militare.
Coloro che si dichiarano obiettori alla guerra, infatti, potrebbero partecipare identicamente alla difesa della Patria, come previsto dall’Articolo 52 della Costituzione, contribuendo con la propria attività civile, nonviolenta e disarmata. La Corte costituzionale in più pronunciamenti ha riconosciuto, infatti, la piena equiparazione come difensori della patria di soldati e obiettori di coscienza al servizio militare.
Firma sul portale del Ministero della Giustizia
"io obietto la guerra", perché nessuno venga coinvolto contro la sua volontà nel causare sofferenza ad altri esseri umani.
Bastano due minuti per firmare e sostenere l’iniziativa insieme ad altre migliaia di persone.


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