In questi anni tanti politici e militari – da Ursula von per Leyen a Mark Rutte, dal presidente della Polonia Tusk a molteplici comandanti della NATO – ci hanno messo in guardia sullo stato di “quasi guerra” in cui vivevamo, tra la minaccia russa che arriva dall’Ucraina e gli attacchi cyber che destabilizzavano le democrazie. Poi con Trump è diventato evidente che l’Europa non aveva più un alleato, ma un padrone scontento dei propri dipendenti. E in queste due ultime settimane l’escalation arriva al punto più alto mai toccato: l’Europa che si prepara alla guerra.
Al vertice NATO di Ankara della prima settimana di luglio è apparso chiaramente come al comando dell’Alleanza ci sia quel “complesso militare industriale” che ha siglato affari per decine di miliardi di euro al margine del confronto politico. Talmente evidente che il Canada si è fatto promotore di una Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) per aiutare i Paesi che non hanno budget sufficienti (Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Romania, Turchia e Ucraina) a indebitarsi per dotarsi di armi costose su piani pluriennali.
Del vertice possiamo, quindi, ricordare la simbolica pistola che il presidente Erdogan ha regalato a tutti i Capi di Stato dell’Alleanza e il “tremendous love” che Trump ha manifestato ai leader alleati – dopo averli strapazzati per giorni come alleati infedeli – per aver accettato di finanziare ancora l’industria delle armi statunitense con i soldi dei cittadini europei. Mettendo in fila i dati: “L’alleanza atlantica, Italia compresa, ha sostenuto nel 2025 quasi 200 mila posti di lavoro negli Stati Uniti acquistando oltre 54 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari americani. Meloni, o chi per lei a partire dal 2027 e per gli otto anni successivi, potranno anche decidere come e a chi dare i soldi pubblici: 500 miliardi di euro in totale, ha calcolato solo per l’Italia l’Osservatorio Milex. Di sicuro, allo stato attuale, questi soldi finiranno in quota maggioritaria al complesso militare-industriale guidato dal Pentagono, piccole e medie imprese comprese”, come scrive Roberto Ciccarelli su il Manifesto.
Anche l’Italia ha obbedito a Trump, impegnando la nostra economia a spendere il 5% del PIL in armi (siamo al 2,1%) per poi rivendicare prima con Meloni, poi con Crosetto e Tajani, “lo faremo ma quando e come decidiamo noi”. Il che suona puerile e irrilevante. Crosetto ha poi puntualizzato al Corriere della Sera gli aumenti del PIL italiano, anno per anno, come fossero un obbligo anche per i prossimi governi e non una scelta politica che si può rivedere e cancellare. Osservatorio MilEx di Rete Pace e Disarmo calcolano, al 2035, un l’impatto finanziario complessivo per il riarmo estremamente oneroso: 498 miliardi.
“Al vertice NATO di Ankara il governo italiano ha confermato l’intenzione di voler rispettare l’impegno a raggiungere il 5% del PIL nel 2035 per le spese in difesa e sicurezza. Un percorso che, stando alle dichiarazioni dello stesso ministro Crosetto, prevede un incremento di 19 miliardi nel prossimo biennio (6-7 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 12-13 miliardi aggiuntivi nel 2028) che porterà l’Italia a spendere circa il 3,2% del PIL nel 2028”. In totale tra quanto spendiamo già e quanto aggiungiamo anno per anno si arriva alla cifra astronomica di 500 miliardi di euro. Più del doppio del PNRR.
Commenta così Emiliano Brancaccio, economista della Università Federico II di Napoli: “Per avere un ordine di grandezza, si tratterebbe del più vertiginoso incremento mai registrato su una specifica voce di spesa pubblica dal dopoguerra a oggi, un multiplo del tanto lamentato aumento dell’onere pensionistico. La spesa complessiva per la difesa supererebbe anche il tetto del 4% raggiunto nel 1952, in piena guerra fredda. Utilizzando le stime dell’Ageing Report della Commissione Ue, il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria”. Questa enorme spesa militare che cambia l’orientamento della nostra democrazia non ci sembra sia stata discussa con chiarezza nel Paese. Semplicemente si fa: ce lo chiede l’Europa, Trump, l’Ucraina e così via.
Al contrario c’è chi rivendica questa scelta in maniera diretta. Lo fa un presidente che governa senza maggioranza in Parlamento, ma più chiaro con i suoi cittadini: Emmanuel Macron. Nel discorso del 14 luglio alle forze armate, Macron ha rivendicato la scelta di armarsi per primi: “Nove anni fa, appena eletto dal popolo francese, ho annunciato una svolta storica per le nostre forze armate. [...] Ho annunciato che il bilancio della difesa sarebbe stato aumentato, che gli impegni sarebbero stati rispettati e che la Francia e le sue forze armate avrebbero adempiuto ai propri doveri e alle proprie responsabilità. L'impegno è stato mantenuto, e abbiamo fatto bene”. La Francia ha raddoppiato la sua spesa militare in dieci anni: 64 miliardi di euro anno e altri 36 ne aggiungerà nel prossimo triennio per arrivare a 100 miliardi anno, come la Germania.
Ma Macron, dopo aver rivendicato il ripristino del servizio militare, l’aumento dei salari e la riorganizzazione dell’esercito (tutte cose che Crosetto sta proponendo in Italia), prova a dare una spiegazione politica e un futuro alla scelta del riarmo: “L'Europa sta diventando una potenza, che si affida agli Stati che la compongono, rispettandone le decisioni sovrane, ma assumendosi anche la responsabilità di difendersi e agendo congiuntamente. […] Il messaggio che inviamo al mondo è questo: sì, la pace è il nostro obiettivo, sì, teniamo molto alla libertà e alla giustizia, e sì, siamo pronti a combattere per difenderle, sempre, anche a costo di sangue se necessario”.
Prima di lui, nel novembre scorso, il Capo di Stato Maggiore Fabien Mandon era stato ancora più esplicito: "Dobbiamo preparare l’opinione pubblica a perdere i propri figli in guerra”. Oggi Macron lo dice in maniera più solenne e meno cruda: “Sì, dobbiamo prepararci alle guerre future. Ma non illudiamoci: la nostra capacità di combatterle dipenderà dalla nostra credibilità odierna. Sono le guerre di oggi che dobbiamo vincere. È la nostra forza nel mantenere il controllo del fronte ucraino, la nostra capacità di essere presenti dove i nostri partner si aspettano che siamo in Medio Oriente, la nostra capacità di continuare a essere partner come abbiamo ridefinito il ruolo in Africa e la nostra capacità di mantenere la nostra posizione nell'Indo-Pacifico che determineranno la nostra capacità di affrontare le sfide del 2030”.
Un discorso di “potenza” o se preferite di pura “geopolitica”, ovvero di ritorno alla definizione delle relazioni attraverso i confini, gli interessi da difendere e la forza. Una regressione “al sangue da versare” molto pericolosa e foriera di nuovi conflitti. Anche se le guerre non le vince più nessuno, se sono tutti pantani, se vediamo solo distruzione, civili ammazzati, città distrutte e nessuna civiltà risorgere, Macron a questo si prepara.
Nello stesso giorno del discorso di Macron, la Francia ospita l’ennesimo “vertice dei volenterosi” per sostenere l’Ucraina e lancia una “coalizione anti-missilistica” che comprende Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Svezia per cominciare a organizzare la risposta a eventuali attacchi missilistici da parte russa (in previsione del disinteresse statunitense). Non è una notizia da poco, visto che porta avanti una scelta militare tra Paesi europei al di là della Commissione e dell’Unione. E comincia a organizzare una propria difesa autonoma, senza gli USA, in previsione di un conflitto con la Russia.
Per non essere da meno la NATO aveva trasformato, proprio al vertice di Ankara, la missione di “polizia dei cieli” che porta avanti dal 2004 – con la rotazione delle Aviazioni militari europee per pattugliare gli spazi aerei di Estonia, Lettonia e Lituania – in missione “difensiva” con licenza di attaccare e distruggere “oggetti che rappresenta una minaccia” potenziale alla sicurezza dei Paesi. La Russia è avvisata: d’ora in poi i caccia europei potranno abbattere qualsiasi oggetto volante sui cieli Baltici. E, infine, sempre il 14 luglio la Francia (e non solo) “ha aperto un vaso di Pandora che potrebbe avere esiti imprevedibili”, scrive RaiNews. È stato il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot a rivelare una "vasta campagna informatica con finalità di sabotaggio e spionaggio" condotta dalla Russia in molti Paesi europei, Italia compresa. Ambasciatori russi convocati a Parigi e Berlino e sanzioni Ue per nove individui e quattro entità collegati alle attività cyber di Mosca. Un nuovo pacchetto di sanzioni economiche alla Russia è in discussione.
Fonti
Avvenire - Patriot, aerei, droni: al margine del vertice della NATO c’è il business delle armi
The Guardian - Dalle minacce al "grande amore": l'imprevedibile Trump domina le ultime ore del vertice NATO
https://www.theguardian.com/world/2026/jul/08/erratic-trump-dominates-final-hours-nato-summit
Euro news - Banca mondiale della difesa: la nuova istituzione senza le grandi potenze Ue
MilEx -Per l’Italia arrivare al 5% di spesa militare costerebbe 500 miliardi
https://www.milex.org/2026/07/08/arrivare-al-5-costerebbe-oltre-500-miliardi/
il manifesto - Emiliano Brancaccio: l’agenda atlantica si può strappare
https://ilmanifesto.it/lagenda-atlantica-si-puo-strappare
Ministero della Difesa Francese - Discorso di Emmanuel Macron alle forze armate: "L'impegno è stato mantenuto".
https://www.defense.gouv.fr/actualites/discours-demmanuel-macron-aux-armees-lengagement-ete-tenu
Internazionale - I leader occidentali concordano con l'Ucraina la creazione di una coalizione antimissile balistica
Reuters - La NATO potenzia la missione di pattugliamento aereo del Baltico trasformandola in una missione di difesa aerea
RaiNews - Ue, Kallas: convocheremo ambasciatore russo per cyberattacchi



