Quotidiano bellico

In pace o in guerra?

II luglio più tragico dei bambini ucraini e l’anno sempre tragico per gli operatori umanitari, a Gaza e in Sudan; l’Europa spende 418 miliardi in armi; la Germania che si confronta con la ferma di leva verso la coscrizione obbligatoria; esplode una fabbrica d’armi a Roma; riprendono gli scontri in Yemen, esplosioni in Afghanistan; e quel che ci ricorda Ulisse.

Quotidiano bellico

EMERGENCY

26 Agosto 2026

Per la ripresa del Quotidiano bellico, una selezionata rassegna di fatti e approfondimenti su guerre e riarmo per prepararsi all’autunno.

Luglio tragico per i bambini ucraini

La guerra in Ucraina è sempre più violenta e i droni riescono ad arrivare ben oltre le linee del fronte, in profondità con attacchi non solo ad infrastrutture militari ma anche civili: magazzini della logistica, infrastrutture e impianti energetici. Ovviamente questa penetrazione in profondità della guerra ha un costo enorme in termini di risorse ma anche di vite civili sempre più coinvolte. Save The Children in questo luglio ha registrato il numero più alto di vittime tra i bambini degli ultimi quattro anni: 183 bambine e bambini sono stati uccisi o feriti in un solo mese. L’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva già segnalato un aumento del 50% delle vittime tra i bambini tra giugno e luglio. La recrudescenza degli attacchi aerei coinvolge anche la cooperazione umanitaria. Save the Children denuncia diversi attacchi anche contro suoi depositi e sedi.

Fonti

https://ilmanifesto.it/attacchi-in-profondita-e-difese-sguarnite-a-morire-sono-i-civili

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/luglio-ucraina-il-numero-piu-alto-di-vittime-tra-i-bambini

Difendere i soccorritori

Anche il 2025 è un anno di estrema violenza contro gli operatori umanitari: 350 uccisi, secondo anno più letale di sempre, con Gaza e Sudan in cima alla lista dei luoghi più pericolosi. Le Nazioni Unite denunciano che gli operatori umanitari “si trovano ad affrontare una minaccia letale e in continua evoluzione, con i droni armati che stanno rimodellando i campi di battaglia in tutto il mondo, mettendo sempre più spesso a rischio le squadre umanitarie in prima linea”. Il segretario generale dell’ONU Guterres ha ricordato che: «la disinformazione sta erodendo la fiducia. I finanziamenti umanitari vengono tagliati. E l'accesso umanitario viene limitato», invitando gli Stati membri a difenderli, così come difendono i milioni di persone che dipendono dal loro aiuto in tutto il mondo.

Fonti

https://news.un.org/en/story/2026/08/1168153

 

La guerra ritorna in Yemen

Undici anni di guerra civile, 250.000 morti, un paese distrutto, un conflitto che sta ritornando nonostante la tregua siglata nel 2022, con potenze straniere che alimentano le tensioni, armano e intervengono direttamente. Come visibile dalla Live Map che vi proponiamo gli scontri si concentrano nell’ovest del Paese. Lo Yemen è un altro dei Paesi di cui non si parla, di cui non ci si occupa, dato per perso.

Fonti

https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2026/08/19/news/yemen_il_paese_piu_povero_del_medio_oriente_conta_oggi_circa_250_mila_vittime_civili_della_guerra-425536919/

https://yemen.liveuamap.com/

 

E l’Afghanistan?

Lunedì 17 agosto, il Centro chirurgico di EMERGENCY a Kabul ha ricevuto 35 feriti a seguito di un’esplosione avvenuta in una scuola nel quartiere di Dasht-e-Barchi. Erano tutti bambini di età compresa tra i 10 e i 14 anni e, secondo quanto hanno riferito, stavano uscendo dalla scuola quando si è verificata l’esplosione.

Cinque anni dopo il ritorno dei Talebani al potere e la partenza di tutti i militari stranieri dal paese l'Afghanistan è scomparso dalle prime pagine. La guerra sembra finita, ma cosa significa davvero vivere oggi in Afghanistan? Lo raccontano due brave giornaliste che si occupano da tempo di queste aree.

Costanza Spocci lo fa con un podcast per la Rai dove ci racconta chi è tornato e chi è rimasto in un viaggio tra Kabul, Helmand e Panshir.

Lucia Capuzzi su Avvenire, invece, ci racconta le scuole invisibili delle donne e i milioni di afgani rientrati, più o meno volontariamente, dopo anni da Pakistan e Iran.

Fonti

https://www.emergency.it/comunicati-stampa/kabul-esplosione-in-una-scuola-35-bambini-feriti-nel-centro-chirurgico-di-emergency/

https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2026/08/18/news/kabul_l_esplosione_vicino_ad_una_scuola_35_ragazzini_feriti_soccorsi_nell_ospedale_di_emergency-425534601/

https://www.raiplaysound.it/programmi/ilritornoafghanistancinqueannidopo

https://www.avvenire.it/mondo/gul-mahdia-leil-e-le-altre-la-resistenza-delle-donne-afghane-passa-dalle-scuole-invisibili_111831

https://www.avvenire.it/mondo/sei-milioni-di-ritorni-forzati-nellafghanistan-in-crisi-profonda_111924

 

L’Europa del riarmo non fa bene all’economia

Il riarmo europeo, con 418 miliardi di euro di spesa per la Difesa nel 2025 e 454 nel 2026 (in rialzo di più del 70%negli ultimi cinque anni), sta cambiando la struttura dell’economia di tutta l’Unione europea. Lo afferma Philip Lane, il capo economista della Banca centrale europea (BCE9.

La spesa militare si candida a nuovo motore del Prodotto interno lordo, specie se si punta su ricerca e sviluppo, ma i risultati sono frustrati dalle proiezioni che stimano – con i budget militari al 2%-3% del PIL – un impatto sul PIL europeo compreso tra 0,6 e 0,8 punti percentuali entro l’inizio del 2028.

Quasi niente, visto che la spesa in sanità, istruzione, ricerca e sviluppo portano coefficienti di crescita molto più alti: un euro investito nella scuola genera più di 1,5 euro in PIL. L’industria delle armi non solo sottrae risorse alla società ma produce anche una spinta scarsa allo sviluppo; è un dato storico conosciuto e confermato ma nonostante questa evidenza la narrazione di governi e uffici centrali della commissione è entusiasta del riarmo.

Nonostante l’impegno risulti ancora più gravoso per le nazioni ad alto debito pubblico come Italia, Francia e Grecia, strette tra vincoli di disavanzo e necessità di ammodernamento della propria società (per non parlare dell’adattamento climatico), visto che tutto lo sforzo militare è finanziato dalle casse dello stato cioè dalle tasse dei cittadini. Detto con le parole del portale di informazione d’ispirazione cattolica La bussola quotidiana: “un'Europa sempre più armata, ma economicamente e socialmente sempre più fragile. E una società fragile, per quanto armata, difficilmente può dirsi veramente sicura”.

Fonti

https://www.lastampa.it/economia/2026/08/18/news/bce_corsa_al_riarmo_traina_pil_ma_serve_piu_autonomia_strategica-15716553/?gig_APIKey=4_2uHezT994jAHtT8Q6-3UEw

https://lanuovabq.it/it/safe-lue-ha-bisogno-di-una-buona-difesa-non-di-uneconomia-di-guerra

 

Deutschland über alles

C'è un Paese che brilla per determinazione sulla strada del riarmo: la Germania. Che nel primo semestre 2026 segna incrementi eccedenti il 100% in confronto ai livelli del 2021 per ordinativi di armi e munizioni. E con un bilancio della Difesa che salirà ancora a 110 miliardi di euro nel 2027.

La Germania ha promesso di tornare ad avere l’esercito più forte d’Europa (l’ultima volta fu durante il Terzo Reich) ma i numeri sono ancora lontani. Nell’ultimo anno, la Difesa tedesca ha registrato l'ingresso di circa 3.700 uomini e donne, segnando un incremento di circa il 2% e arrivando a 186.700 effettivi (nei suoi massimi durante la guerra fredda l’esercito della Germania dell’ovest arrivava a mezzo milione di effettivi).

L’obiettivo fissato a quota 260.000 militari in servizio attivo e 200.000 riservisti entro il 2035 non sarà però raggiunto con l'attuale ritmo di crescita. Il ministero sottolinea il grande numero di candidature ricevute: 47.300, un dato in crescita del 26%. E comincia a contare anche i volontari della ferma di leva che è ripresa da quest’anno, anche se i numeri sono poco incoraggianti. Se, infatti, aumentano i candidati per un posto da professionisti nell’esercito, quello dei diciottenni volontari di leva è ancora insignificante, circa 500 nei primi sei mesi di quest’anno. L’esercito aveva previsto di attirare 20.000 volontari quest’anno e 23.000 il prossimo e, se gli obiettivi non saranno raggiunti, il governo potrebbe reintrodurre la coscrizione obbligatoria.

Fonti

https://www.euractiv.com/news/europe-wants-you-armies-go-digital-to-recruit-young-soldiers/

https://lespresso.it/c/mondo/2026/8/17/germania-esercito-quanti-soldati-armi-effettivi-bilancio-militare-riarmo/64127

 

I dubbi sulla esplosione a Colleferro

Il 13 agosto una violentissima esplosione ha fatto tremare tutte le case di Colleferro, in provincia di Roma, per un’esplosione che ha fatto letteralmente saltare in aria un deposito di munizioni alla KNDS Ammo. Non ci sono state vittime (come invece accadde in un altro incidente in questa fabbrica nove anni fa), ma il caso è balzato all’onore delle cronache perché la fabbrica è uno dei siti della filiera di produzione di proiettili da 155 mm per l’esercito ucraino ed è tra gli aggiudicatari dei bandi dell'Agenzia europea per la Difesa per sostenere lo sforzo bellico di Kiev.

Qui si producono anche spolette, munizioni, granate, teste di guerra per missili, razzi e polveri di lancio e l’incidente secondo le ricostruzioni dell'azienda sarebbe avvenuto nel reparto "pressatura polveri”. Il quotidiano Domani è arrivato a parlare di un possibile coinvolgimento russo nell’esplosione, facendo un parallelo con esplosioni in fabbriche d’armi in Bulgaria mentre il quotidiano online ucraino Kyiv Independent ha paragonato il fatto con le minacce di droni armati all’aeroporto di Lipsia di qualche giorno prima. La smentita del ministro Crosetto: "Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno".

Fonti

https://www.romatoday.it/cronaca/esplosione-fabbrica-armi-colleferro-cosa-produce-racconto.html

https://www.editorialedomani.it/fatti/esplosione-fabbrica-armi-colleferro-racconta-riarmo-europeo-ox95mkqy

 

Sanzioni e sabotaggi

Mentre l’amministrazione Trump annuncia il suo piano “senza precedenti” per “piegare” l’Iran, con sanzioni a paesi che commerceranno con la Repubblica islamica e mentre continua l’incertezza, The Sunday Telegraph ci racconta la storia della piccola centrale elettrica inglese bloccata per quattro giorni da un gruppo di hacker filo-iraniani. È successo un mese fa. Molto prima delle minacce che ora il governo iraniano lancia contro chiunque aiuterà gli USA nella sua politica di aggressione. La NATO ha risposto che è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati, nonostante la confusione sia grande sotto i cieli della politica.

Fonti

https://www.telegraph.co.uk/news/2026/08/22/iranian-hackers-shut-down-uk-power-plant/

https://www.theguardian.com/world/2026/aug/23/iran-linked-hackers-blamed-cyber-attack-british-power-plant

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/19/ft-iran-valuta-obiettivi-militari-usa-in-europa-in-caso-di-escalation_be131cad-dada-4264-89aa-ca0cd0c7d6ad.html

 

Il viaggio di Ulisse

C’è un costo della guerra che non entra nel conto dei morti e dei feriti, delle case distrutte, dei territori perduti, delle economie devastate: è il costo che la violenza impone all’umanità di chi la esercita. Ce ne parla Vincenzo Pelligra su Avvenire, a margine del film dedicato all’Odissea di Christopher Nolan e del dibattito che ne è scaturito, affermando una essenziale verità: “il vero problema dell’Odissea non è arrivare a Itaca. È riuscire a tornare chi si era prima di partire per la guerra”.

Fonte

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/la-guerra-luomo-che-e-partito-e-luomo-che-torna_112212

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