Settimana scorsa abbiamo provato a raccontare la “riforma Crosetto”, composta da due diversi disegni di legge per l’esercito e la sua riserva (vedi https://ripudia.it/quotidiano-bellico/dietro-a-500-voli-usa-cosa-ce/). L’impianto è complesso e anche confuso, il Ministero non ha dato dettagli (se non a gennaio sull’avvio di un gruppo di lavoro) ma si è affidato alle anticipazioni sui media. Di sicuro si archivia la riforma Di Paola del 2012, che prevedeva la riduzione dell’esercito a 150mila effettivi militari (e 20mila civili) per ridurre il peso dell’esercito sulla spesa pubblica. Ora tutto il contrario.
Il preambolo necessario per spiegare cosa sta succedendo sono “le sfide difficili che lo scenario internazionale ci pone” e che dall’Ucraina alla “guerra ibrida” ci impongono di armarci e dare più potere e mandato alle forze armate.
In realtà più che la guerra in Ucraina è la guerra ibrida il vero mantra della comunicazione militare e la minaccia per cui la nostra società sarebbe sempre più a rischio. I militari non perdono occasione di agitarla in ogni contesto. Ma cosa è la guerra ibrida?
Secondo il Consiglio europeo: “Le minacce ibride in genere fanno riferimento ad attività dannose coordinate che vengono pianificate e realizzate con intenti malevoli. Il loro obiettivo è compromettere un obiettivo, ad esempio uno Stato o un'istituzione, ricorrendo a una varietà di mezzi, spesso combinati. Tra questi mezzi possono figurare la manipolazione delle informazioni, gli attacchi informatici, l'influenza o la coercizione economica, manovre politiche occulte, la diplomazia coercitiva oppure minacce di ricorrere alla forza militare”.
Non sono azioni militari, quindi, anzi sono attività di disturbo tipiche dello spionaggio potenziate dalle tecnologie digitali. Il Consiglio specifica che “sono ideate con l'obiettivo di mantenerle al di sotto della soglia che potrebbe costituire un atto di guerra o farle percepire come tale”. Sono quindi campagne di disinformazione, attacchi cyber, danneggiamenti provocatori di agenti non militari (servizi segreti, agenti terzi provocatori), agite da attori statali, essenzialmente servizi segreti, oppure da gruppi criminali con capacità tecnologiche. Non sono “guerra”.
Però dice il Consiglio d’Europa: “Oltre a costituire un rischio per la sicurezza, rappresentano anche una minaccia per la democrazia, in quanto ne colpiscono i valori fondamentali e mirano a frammentare la società e a compromettere il processo decisionale politico”. Per questo l’Unione ha costituito il Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride (Hybrid CoE), “un'organizzazione internazionale autonoma di esperti, basata su una rete, dedicata ad affrontare le minacce ibride”.
Mentre in Europa si dice “minacce ibride” in Italia si parla sempre di “guerra ibrida”: lo fanno i capi di stato maggiore sui media (trovate tanti esempi anche sui precedenti QB — vedi https://ripudia.it/approfondimenti/ — e nel nostro podcast Ho detto R1PUD1A https://ripudia.it/podcast/ho-detto-r1pud1a/) e anche il ministro Crosetto ha intitolato un suo “paper” di 119 pagine sul sito del ministero: “Il contrasto alla guerra ibrida, una strategia attiva”. Proviamo a capire perché.
Per difendere la democrazia da una minaccia ibrida ci vogliono diverse competenze tecnologiche coordinate e di intelligence, non necessariamente militari, perché si va dalla comunicazione alla logistica alle reti. Infatti le risposte di sistema coinvolgono diversi attori istituzionale e ministeriali come gli interni, l’economia, lo sviluppo, la presidenza del consiglio, le infrastrutture e così via e diversi operatori privati di telecomunicazioni in primis. Sono processi in cui conta molto la collaborazione e la trasparenza. Per altro sarebbe importante diffondere anche una conoscenza e una cultura della prevenzione di queste minacce tra la cittadinanza. Così come si dovrebbe fare per le truffe, i comportamenti illegali online e così via.
Se invece si tratta di “guerra ibrida” le competenze sono prevalentemente della Difesa e la questione è gestita dai militari, compresa la segretezza. L’allarme per la democrazia, insomma, può venire sicuramente da minacce ibride ma anche dall’uso comunicativo che si fa di queste minacce. Anche se non sappiamo elencarne di concrete o realizzate.
C’è un secondo punto pericoloso nella narrazione della “guerra ibrida”: la sua pervasività. La guerra ibrida infatti c’è sempre. È un rumore di fondo che dice siamo sempre potenzialmente sotto attacco. Siamo sempre in guerra. Leggiamo le parole del ministro: “La guerra ibrida è continua e colpisce infrastrutture critiche, centri decisionali, servizi essenziali e la tenuta di ogni Paese, con rischi quotidiani e crescenti di danni catastrofici. Gli attacchi — condotti sul piano della disinformazione, della guerra cognitiva e nel dominio cyber — sfruttano la consapevolezza che ‘l’Occidente spesso sceglie di non reagire’”.
Veniamo, quindi, alla riforma di Crosetto che disegna “una difesa più larga, più mobile e più strutturata permanente” (e al servizio del governo). Non essendo “aria” a un anno dalle elezioni di ripristinare il servizio militare tout court, la proposta è arruolare 40mila nuovi soldati al ritmo di 5-7mila all’anno fino al 2033. E la novità di una riserva militare, anzi di tre. Secondo il sito infodifesa.it si tratta del “punto politicamente più sensibile” della riforma: “la Difesa vuole costruire un bacino di personale addestrato, richiamabile e rapidamente impiegabile, anche in tempo di pace, per integrare Forze armate e Corpo unico della Sanità militare. Una macchina più elastica, più ampia, più pronta. Ma anche più vincolante per chi entra nel perimetro delle nuove riserve”. Usando sempre le parole del sito dedicato al personale militare: “arriva una riserva pronta all’uso”.
Tra le tre riserve – quella degli ex militari, quella specialistica e quella territoriale – l’ultima in particolare modo solleva una serie di dubbi e interrogativi. Se infatti la prima riserva è quella classica di continuazione di addestramento per personale appena uscito dall’esercito, mentre quella specialistica potrebbe essere motivata per reperire personale con specifiche capacità tecniche, a cosa serve quella “territoriale”? Lo scopo sembra quello di poter mobilitare rapidamente, a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate ma anche “a supporto delle Forze di polizia, alla gestione delle emergenze, delle calamità, del soccorso e dell’assistenza”, una riserva non professionale, di giovani dai 25 ai 35 anni, con diploma di istruzione secondaria (le medie).
Scarsa formazione e messa a disposizione per compiti generici, tutto il contrario dell’esercito di professionisti decantato per questi vent’anni. Cosa ricorda? La leva. Infatti la ferma è per 12 mesi, rinnovabile altrettanto, e la paga è quella del soldato semplice. Una specie di esercito di leva di riserva. Il capolavoro della proposta sta nel cosiddetto “richiamo d’autorità”: il governo potrà richiamare le Forze di riserva in situazioni di “grave crisi suscettibili di ripercuotersi sulla sicurezza dello Stato oppure per la difesa dei confini nazionali”, con una semplice delibera del Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. Il Parlamento avrà 5 giorni di tempo per autorizzare o negare l’autorizzazione.
Cosa significa “grave crisi suscettibile di ripercuotersi sulla sicurezza”? Chi decide e con che criteri cosa è “suscettibile di ripercuotersi sulla sicurezza”? In quanto tempo? Una nave di migranti in mezzo al mare corrisponde a questa descrizione?
La reazione del primo sindacato “di polizia” è stata dura: “Siamo basiti e per questo senza alcun tentennamento esprimiamo la più ferma contrarietà all’ipotesi di istituire una sorta di Guardia Nazionale. Si tratta di una proposta che riteniamo sbagliata e potenzialmente pericolosa, perché rischia di indebolire, anziché rafforzare, il modello di sicurezza civile del Paese, giacché lo allontana da quel modello democratico e costituzionale che è e deve rimanere l’unico riferimento di ogni scelta su tale materia” (Felice Romano Segretario Generale del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia - Siulp). Bocciature e perplessità anche dal Sindacato autonomo di Polizia, più vicino alla destra.
I sindacati confederali fanno notare che il ministro avrebbe chiesto appena qualche mese fa di sospendere la presenza dei militari nell’operazione “strade sicure” perché non rientra nei loro compiti e ora vuole varare una riserva militare che abbia anche compiti di polizia. Non sono contraddizioni, ma indicazioni della volontà di affermare uno stato permanente di allerta e di militarizzazione. Che serve alla retorica del riarmo, del rischio imminente di attacchi e guerra, delle minacce a cui siamo sottoposti costantemente dalla “guerra ibrida”. Così si potenzia il militare e si spinge l’opinione pubblica ad accettare il riarmo e il ministro dell’economia a confermare i prestiti europei per l’industria bellica (da ripagare col debito pubblico).
Eppure non c’è alcuna necessità di questa continua esagerazione di necessità di nuovi armi e nuovo esercito per le minacce ibride, che sono tutte in campi “civili”, maggiormente destinate a un tipo di collaborazione coordinata simile a quella della Direzioni distrettuali antimafia più che a un battaglione di paracadutisti. C’è più bisogno di civile, comunità, trasparenza, formazione. E l’unica cosa che rimane è che Crosetto e il governo stanno varando una guardia nazionale a chiamata.
Per questo vi invitiamo ancorata volta a opporre a questo clima di paura e nemici alle porte (e in casa) il ripudio della guerra e l’obiezione di coscienza alla militarizzazione della società. Andate sul sito ripudia.it e firmate l’appello “io obietto la guerra”; nella sezione “comuni” invitate la vostra amministrazione a favorire e raccogliere le dichiarazioni di obiezione di coscienza di chi è già iscritto obbligatoriamente alla leva (tutti i cittadini maschi dai 17 ai 45 anni) e anche di cittadine e cittadine che non si riconoscono nell’uso delle armi, nel riarmo e nella politica di potenza. Più di 110 Comuni si sono già impegnati a rilanciare l’obiezione di coscienza al ritorno del servizio militare; e in tutto 650 Comuni hanno già detto no all’uso del riarmo e della minaccia militare come strumento di risoluzione dei conflitti. Diffondi e partecipa a R1PUD1A.
Fonti
Ministero Difesa - Comunicati stampa
https://www.difesa.it/il-ministro/comunicati/elenco/index.html
Today - Difesa scatta il piano Crosetto
https://www.today.it/dossier/potere/riserva-guardia-nazionale-crosetto.html
Consiglio d’Europa - Minacce ibride
https://www.consilium.europa.eu/it/policies/hybrid-threats/#what
Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride (Hybrid CoE)
Guido Crosetto - Il contrasto alla guerra ibrida, una strategia attiva
https://www.difesa.it/assets/allegati/83696/non-paper_il_contrasto_alla_guerra_ibrida.pdf
Fatto Quotidiano - Hacker cinesi bucano ministro degli Interni
Fondazione Csf - Monitorare la minaccia ibrida in Italia
https://fondazionecsf.it/it/attivita/ricerca/commenti/monitorare-la-minaccia-ibrida-in-italia
il manifesto - Luciana Castellina: Tom Benetollo, la democrazia della luce”
https://ilmanifesto.it/tom-benetollo-la-democrazia-della-luce
InfoDifesa - Difesa, arriva la riserva militare “pronta all’uso”
https://infodifesa.it/riforma-crosetto-difesa-riserva-militare-richiami-volontari-organici/




