Quotidiano bellico

Messaggi d’estate

L’associazione di donne che dal 2003 denuncia i crimini di guerra USA, una guida per sopravvivere ai droni, 500 volontari contro 8.000 obiettori in Germania e tutti i soldi che l’Europa già ha dato alle industrie delle armi e della sorveglianza.

Quotidiano bellico

EMERGENCY

31 Luglio 2026

Questo numero del Quotidiano Bellico vi presenterà notizie che solo qualche anno fa avremmo giudicato come esagerazioni, tasselli distopici. E invece sono segni del nostro tempo che ci spingono a trovare quotidiane pratiche di pace, disarmo e obiezione di coscienza.

Il codice rosa

CodePink - Women for Peace è un’organizzazione pacifista e femminista statunitense che si batte per evitare che gli USA continuino a essere una potenza guerriera che viola il diritto internazionale umanitario. Nata nel 2003 sull’onda delle mobilitazioni globali preventive contro la guerra in Iraq, prende il suo nome dal codice di allerta cromatico per la sicurezza interna degli Stati Uniti, dove, ad esempio, il codice arancione e il codice rosso indicano i livelli di allerta antiterrorismo più elevati.

Nel loro manifesto di fondazione leggiamo: “Ci rivolgiamo a madri, nonne, sorelle e figlie, a lavoratrici, studentesse, insegnanti, operatrici sanitarie, artiste, scrittrici, cantanti, poetesse e a ogni donna comune indignata e disposta a compiere gesti audaci e anticonformisti in nome della pace. Le donne sono state le custodi della vita non perché siamo migliori, più pure o più inclini per natura alla cura rispetto agli uomini, ma perché gli uomini si sono dedicati a fare la guerra”.

Da anni si battono contro quelli che chiamano “crimini di guerra degli USA”, ma se andate oggi sul loro sito vi pongono una domanda: “Trump e il Pentagono vogliono un budget da 1,5 trilioni di dollari: cosa dovremmo finanziare invece della guerra?”.

Le opzioni delle Pink Code sono destinarli a sanità, edilizia abitativa, istruzione pubblica e altre questioni sociali, tagliandoli dal mega-budget che Trump ha chiesto al Congresso per il prossimo anno; per inciso 1.500 miliardi di dollari sono più della metà dell’attuale spesa mondiale in armi, una promessa di guerra permanente che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore almeno la democrazia.

“È evidente che negli Stati Uniti e nel resto del mondo la gente è stanca di guerre infinite e delle spese militari che ne conseguono. Gli unici a sostenere questo budget sono i miliardari che vi trarranno profitto e i politici che essi corrompono”, scrivono le Code Pink. “L'ostacolo maggiore che dobbiamo affrontare per bloccare il budget del Pentagono da 1.500 miliardi di dollari è la scarsa conoscenza dell'argomento da parte dell'opinione pubblica. Abbiamo solo pochi mesi per fermarlo. Con l'arrivo dell'estate e le numerose occasioni per uscire, distribuire volantini e interagire con la comunità, condividere il nostro sondaggio sul taglio delle spese del Pentagono è un modo semplice per informare le persone su questo tema e, al contempo, ascoltare quali siano le loro principali preoccupazioni”.

Una buona motivazione sotto l’ombrellone.

https://www.codepink.org/ 

Il bird-watching del ventunesimo secolo

“I nostri antenati riuscivano ad avvistare da lontano i predatori attraverso il loro profilo. Siamo in grado di fare altrettanto con gli odierni predatori?”. La domanda segna l’inizio della Drone Survival Guide (Guida per sopravvivere ai droni), un sito pirata si potrebbe dire – o semplicemente libero, creato per “familiarizzare noi e le future generazioni con un sistema tecnologico in continua evoluzione”.

Una mappa con i droni maggiormente utilizzati e prodotti nel mondo (in scala), disponibile nelle lingue delle popolazioni che oggi hanno, loro malgrado, maggiore dimestichezza con questi “uccelli robot” che “diventeranno sempre più comuni nel prossimo futuro”.

Ovviamente i droni servono anche per scopi scientifici, per usi pacifici e magari in futuro ci porteranno anche i pacchi degli acquisti online a casa, ma oggi la stragrande maggioranza dei droni oggi sono usati per la guerra e per la sorveglianza. E secondo i promotori è meglio saperli riconoscere.

Così come è meglio sapere come nascondersi dai loro occhi a infrarossi evitando luci, qualsiasi collegamento di rete, usando specchi riflettenti o manichini per ingannare le telecamere e soprattutto sperando nelle nubi, nella pioggia e nel brutto tempo in generale (al momento unico vero deterrente alla sorveglianza e all’attacco dei droni).

Il sito completamente gratuito vi propone le sue fonti e invita a supportare proprio Code Pink, che abbiamo conosciuto poco fa, e il Bureau of Investigative Journalism, una ONG dedicata all’informazione indipendente che evidentemente hanno sostenuto il progetto.

Drone Survival Guide

http://www.dronesurvivalguide.org/

Obiettare in tedesco

In Germania crescono notevolmente le richieste di obiezione di coscienza al servizio militare e molto meno i reclutamenti, da quando il governo Merz ha ripristinato una forma di leva volontaria, ma con obbligo di registrazione per tutti i neo-diciottenni maschi (per le ragazze facoltativa).

Nei primi sei mesi dell’anno gli obiettori ufficiali sono già più del doppio dell’anno precedente (quasi 6.000) ma in realtà sono molti di più, come denuncia il coordinamento della Società tedesca per la pace - Obiettori di coscienza uniti (DFG-VK). Il motivo sta tutto nella lentezza del sistema burocratico militare: “Possono trascorrere settimane o addirittura mesi tra la ricezione della domanda da parte delle forze armate tedesche e la sua registrazione da parte dell’Ufficio federale per la famiglia e la società civile. Soprattutto nei periodi di forte aumento del numero di domande, ciò fa sì che i dati pubblicati risultino significativamente inferiori al numero effettivo di domande ricevute”. Secondo una fonte interna alla Difesa sarebbero già 8.000 le domande arrivate a maggio.

In effetti il meccanismo in vigore nel Paese, che ha l’obiezione al servizio militare nella sua Costituzione, è abbastanza disincentivante: al Ministero della Difesa bisogna dare una breve lettera di accompagnamento alla dichiarazione firmata, un curriculum vitae completo e una motivazione dettagliata, scritta personalmente dal richiedente con dei fatti precisi della propria vita che indichino il rifiuto alle armi e alla violenza, che verranno giudicati da una commissione. Questa procedura è lunga e quindi sul sito del Ministero della Difesa si legge: per registrare la vostra domanda di obiezione di coscienza ci potrebbero volere dei mesi (e non telefonate o chiedete informazioni perché peggiorerà la rapidità con cui verrà processata la vostra pratica).

Per gli obiettori le lungaggini sono ovviamente un problema, scoraggiano le domande e pongono un problema anche di trasparenza: “Per un dibattito basato sui fatti, servono cifre affidabili”, ha dichiarato Marius Pletsch, portavoce federale della DFG-VK. “Se i politici e i media si basano esclusivamente sulle statistiche dell’Ufficio per la famiglia e la società civile, l'andamento reale verrà sistematicamente sottovalutato. Questo non rende giustizia al significato politico del crescente numero di obiezioni di coscienza”.

Altri media fanno notare che più di 200 giovani hanno deciso di cancellare la propria dichiarazione di obiezione di coscienza (ma lo avevano fatto in 700 l’anno prima). Insomma, è abbastanza evidente che l’esercito e la difesa godano di buona stampa e l’obiezione di coscienza meno. Se poi pensiamo che, con oltre 300.000 giovani che hanno compilato il questionario obbligatorio l’anno scorso, la Difesa dichiara che il reclutamento dei volontari è aumentato dell’11% ma che allo stesso tempo afferma che a giugno erano in formazione 530 volontari, qualcosa non funziona nei numeri di questa “chiamata alle armi”.

https://kdv.dfg-vk.de/kdv-antrag/ 

https://friedensdienst.de/lokale-friedensarbeit/aktuelles/dfg-vk-kritisiert-statistik-zu-kriegsdienstverweigerungen-wir-haben 

Chi finanza l’Europa?

Open Security Data Europe è una piattaforma pubblica volta a monitorare e visualizzare le modalità con cui l'Unione Europea spende i propri fondi per progetti legati ad attività di polizia, controllo delle frontiere, antiterrorismo, sicurezza informatica, nonché armamenti e altre attrezzature militari. E ci dice in maniera inequivocabile non solo quanto l’Unione abbia iniziato a finanziare la sua “fortezza” da anni, ma come altrettanto si sia sempre più dotata di armi e sistemi di armamento. Tutti fondi ovviamente sottratti a progetti sociali, infrastrutturali, ambientali e così via.

I dati che raccoglie il database sono di dominio pubblico e provengono dai siti web di istituzioni UE o nazionali, oppure sono stati ottenuti tramite richieste di accesso agli atti da un gruppo di lavoro che si è finanziato col fondo europeo Investigative Journalism for Europe (IJ4EU). Quindi soldi europei per monitorare dove finiscono in armi e sorveglianza altri soldi europei.

La gran parte delle risorse spese sono state impiegate per sviluppare tecnologie controverse come droni, sistemi biometrici e analisi comportamentale automatizzata nonché per la creazione di reti di polizia paneuropee e sistemi di sorveglianza delle frontiere. Vedrete tra i beneficiari dei progetti molte università e centri di ricerca.

In ambito militare, i fondi UE si sono concentrati su sistemi d'arma autonomi e senza equipaggio, applicazioni militari dell'intelligenza artificiale e sviluppo di armi ipersoniche e a energia diretta. Il tutto prima del grande piano di riarmo europeo lanciato due anni fa dalla commissione perché in realtà, retorica a parte sulla difesa dell’Europa, ci stavamo già preparando.

https://opensecuritydata.eu

Se invece volete scoprire tutte le esportazioni d’armi di ogni Paese europeo verso chi, quanto e quando, con un database davvero completo ed esaustivo, potete consultare il sito di ENAAT, la rete europea contro il traffico d’armi.

https://enaat.org/eu-export-browser/ 

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