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Non solo atomica

Guerra ibrida e Intelligenza artificiale militare sono due dei maggiori rischi che corriamo, con la moltiplicazione degli scenari catastrofici e l’assenza di regole e limiti.

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EMERGENCY

18 Settembre 2026

C’è una canzone in voga negli anni ’80 che racconta lo scoppio della terza guerra mondiale per colpa di 99 palloncini liberati in aria per gioco e scambiati dalla paranoia della sicurezza aerea militare in oggetti ostili non identificati. Lo schema è di quelli ormai quotidiani: vengono fatti decollare i cacciabombardieri per intercettarli, da una parte e dall’altra, fino alla bomba nucleare. La canzone si chiama “99 Luftballons” cioè 99 palloncini. L’autrice era Nena e l’anno di pubblicazione è il 1983 quando c’era la Guerra fredda, la Germania era divisa tre Est e Ovest e l’opinione pubblica temeva e voleva scongiurare un conflitto per colpa della deterrenza e della logica della escalation.

Oggi potremmo cantarla ugualmente, perché la guerra fredda sembra tornata ma le cose sono ancora più complicate. Il finale della canzone di allora sarebbe quello della realtà oggi se la guerra diventasse “calda”: un mondo in macerie, senza vincitori né vinti, e un unico palloncino fluttuante rimasto in cielo a ricordare l'assurdità della guerra (e la fragilità della democrazia senza partecipazione attiva della cittadinanza). Chissà se Banksy si è ispirato anche a questa canzone per la sua famosissima “Bambina con il palloncino”.

Oggi, però, la guerra non è solo fredda ma anche ibrida, nonostante abbiamo visto che questo termine sia molto ampio e non corrisponda ad alcuna nozione giuridica cui appellarsi. Intanto ogni giorno raccogliamo più elementi. Ad esempio, martedì 15 settembre: “Fregata russa lancia due bengala e sfiora un elicottero danese”; “Caccia della NATO abbattono un drone sopra la Lituania”. Seguono avvertimenti ed escalation verbali che culminano con la reiterata minaccia di un consigliere della presidenza russa alla Polonia: “Se ci attacca sparirà in due giorni”.

Vediamo a quel che sappiamo finora: il Copenhagen Post riporta da fonti dell’esercito danese che un elicottero da ricognizione in acque internazionali, mentre stava sorvolando e fotografando una fregata russa, sia stato fatto oggetto di due lanci di bengala di segnalazione. I due fuochi d’artificio sarebbero stati lanciati vicino all’elicottero e secondo le fonti dell’aviazione danese avrebbero potuto colpirlo e farlo precipitare. Un atto intimidatorio per Copenhagen che convoca l’ambasciatore russo per spiegazioni.

Il giorno prima, dodici Paesi europei avevano sollecitato l'Unione a rafforzare la sua presenza nell'Artico, a fronte delle minacce provenienti da Mosca (e da Trump). Nella dichiarazione firmata a Rovaniemi, nel nord della Finlandia, con Danimarca, Svezia, Germania, Polonia, i tre baltici, Romania, Grecia, Olanda e Francia vorrebbero “un ruolo più strategico e proattivo nell'Artico europeo”; più precisamente: “le ambizioni della Russia di accrescere la propria influenza nell’Artico, unite alla sua ostilità verso l’Europa, evidenziano la necessità di rafforzare la politica dell’Ue per l’Artico”.

Kaja Kallas, l'alta rappresentante della politica estera, ha allargato ancora il campo: “Il cambiamento climatico ha aperto nuove rotte marittime nell'Artico e ha innescato una crescente competizione geopolitica. La Russia sta rafforzando la propria presenza militare nell'Artico. Anche la Cina sta mostrando un interesse crescente per la regione. La sicurezza dell'Artico è sicurezza dell'Europa. L'Europa deve agire di conseguenza. Ecco perché a ottobre presenteremo una nuova strategia UE per l'Artico che ponga la sicurezza al centro”.

L’iniziativa serve a spingere il resto dell’Unione a sbloccare fondi e riconoscere che l’Artico è una priorità militare per garantire accesso e presenza dell’UE. Non a caso, come abbiamo già raccontato, il “fronte orientale” europeo è diventato anche artico con una nuova presenza militare NATO, di pronto combattimento proprio in Finlandia.

Eppure, dal 1996 esiste un Consiglio Artico ovvero un organo di confronto e coordinamento per lo sviluppo dell’area che, oltre alle comunità indigene, vede la partecipazione degli otto Paesi circumpolari: Canada, Danimarca (con le Isole Faroe e la Groenlandia), Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti.

Un luogo unico di confronto, in questo momento sotto la presidenza della Danimarca, ma un altro luogo del multilateralismo che sta soccombendo sotto la crescente militarizzazione di tutti gli attori contemporaneamente (salvo le comunità indigene). Nessuno sembra disposto a percorrere la strada della cooperazione.

Il secondo fatto ci riguarda ancora più da vicino perché i cacciabombardieri che hanno abbattuto il drone sono italiani e, più precisamente, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air Baltic Thunder III dell’Aeronautica militare italiana sono decollati in modalità scramble (decollo di emergenza) dalla base di Šiauliai, in Lituania e in venti minuti hanno “neutralizzato” il drone. Cosa ci fanno lì i nostri aerei e aviatori? Fanno parte della Baltic Air Policing, che la NATO promuove per dare ai tre Paesi baltici un’aviazione e una protezione aerea che gli alleati si accollano a turno. Sono circa 2000 i militari impegnati dal 2004 nella operazione tra gestione e difesa degli scali e monitoraggio radar.

Il drone abbattuto in una zona rurale nel centro del Paese proveniva “molto probabilmente” dalla vicina Bielorussia e si dirigeva verso ovest. “Non ci affretteremo a trarre conclusioni, verrà condotta un’indagine e tutte le circostanze saranno valutate”, ha dichiarato l’esercito. I politici europei hanno puntato il dito verso il principale indiziato: la Russia. Così La Stampa, ad esempio, titolava oggi: “Jet italiani, contro i droni russi”. Non è la prima volta, a metà agosto era già successo che gli italiani abbattessero un drone ma l’indagine aveva evidenziato che il drone era ucraino ed era sfuggito al controllo dell’esercito di Kiev finendo in Lituania.

C’è una pagina di Wikipedia che documenta la quantità di “incidenti” verificatisi da maggio, cioè da quando si è intensificata la strategia di lanciare sciami di centinaia di droni, anche a lungo raggio. Può quindi accadere che alcuni velivoli radiocomandati perdano il segnale o subiscano tentativi di dirottamento elettronico che la contraerea digitale cerca di provocare. C’è anche però il rischio di operazione di “false bandiere”, ovvero di droni ucraini usati appositamente dai russi per provocare i Paesi baltici, come hanno denunciato i servizi segreti lituani in agosto. La confusione è grande e sarebbe più logico provare a ridurla, anziché alimentarla, col rischio di finire nel caos.

C’è un film cult degli anni ’80 che ci aiuta a capire chi lavora per il caos: ricordate WarGames? Nel film, uscito nel 1983, David Lightman, un giovane studente appassionato di computer, nel tentativo di violare un server di videogiochi si collega per errore al supercomputer militare del NORAD (il comando statunitense di difesa aerospaziale) e avvia una simulazione di «guerra termonucleare globale». Il supercomputer Joshua prende la simulazione sul serio e dà il via a una vera e propria escalation militare, portando gli Stati Uniti sull’orlo di una reazione atomica contro l’Unione Sovietica.

Il presupposto del film è che, siccome i militari statunitensi si rifiutavano di azionare le chiavi di lancio nucleare durante un'esercitazione a sorpresa e al buio, i comandi militari avevano affidato il controllo dell'arsenale nucleare a un supercomputer che non poteva rifiutarsi. Il problema, però, era che Joshua, anche se non aveva il comando diretto, gestiva i dati e quindi era in grado, diciamo, di trovare la strada per rendersi autonomo. Quello che sta succedendo.

Lo hanno denunciato gli stessi sviluppatori della piattaforma apparentemente più “trasparente” delle Big Tech, Anthropic: “Per alcuni compiti in ambito militare e di intelligence, i modelli potrebbero svolgere funzioni che, storicamente, erano appannaggio di un ristretto gruppo di esperti umani altamente qualificati”. Non solo: “Queste valutazioni dimostrano come i modelli siano diventati utili ad attori che cercano di abusare della nostra piattaforma per scopi di sorveglianza e sviluppo di armi convenzionali. Mostrano inoltre perché siano necessarie misure di sicurezza sulla piattaforma, come i nuovi classificatori che abbiamo implementato per bloccare tali abusi”.

La discussione sulla pericolosità dell’AI è stata sollevata direttamente dai suoi produttori. Non è una novità. L’AI è una delle poche tecnologie magnificata dai suoi stessi “padroni” sia per le sue prospettive rivoluzionarie sia per quelle potenzialmente distruttive per l’umanità. Una questione di business: raccogliere più fondi, limitare l’accesso ai concorrenti e ottenere finanziamenti pubblici. Ma, allo stesso tempo, è anche una preoccupazione reale.

Vale per tutta l’AI militare (e forse per tutta l’AI). Secondo The Guardian, ripreso da Repubblica, Maven, ovvero il sistema di AI di Palantir che ha guidato gli attacchi USA in Iran, sarebbe, secondo alti ufficiali NATO, pericoloso: “Se non sei d’accordo con le sue scelte, insiste perché sa di essere superiore all’uomo, impara in fretta a misurarsi con l’interlocutore e cerca di aggirare il suo veto”. Fanatica e ottusa, l’intelligenza artificiale in uso ai militari è stata evidentemente educata così, perché non si è formata da sola, ma secondo schemi di programmazione e principi da seguire. Se volete capire cosa fa, come lo fa e perché l’intelligenza artificiale militare si chiama “predittiva”, vi consigliamo nelle fonti un ottimo approfondimento di Guerre di Rete.

Scrive il the Guardian in un suo editoriale: “Questa settimana Anthropic ha dichiarato di aver individuato cinque casi in cui i propri modelli sono stati utilizzati nel tentativo di favorire lo sviluppo di armi biologiche, provvedendo a bloccare i relativi account. In un caso, una piattaforma ha inoltrato a un concorrente con misure di sicurezza più deboli alcune richieste che Claude aveva respinto. È evidente che la sicurezza dell'IA non può basarsi sugli standard del modello meno responsabile”.

Conclusione: “Nel 2024, il Segretario Generale dell'ONU ha lanciato l'allarme sullo spettro di una guerra nucleare scatenata dall'IA. Il monito del film WarGames rimane attuale: la supervisione umana non offre alcuna garanzia se un'IA controlla le informazioni da cui dipendono le decisioni delle persone”.

Il tema solleva domande fondamentali sulla responsabilità politica dei governi, ma anche dei cittadini, che devono chiedere conto del potere di aziende che rispondono a individui, a consigli di amministrazione e agli andamenti dei mercati e che possono causare danni enormi. Non c’è, quindi, più solo il rischio nucleare di un «War Game», ma un rischio di qualsiasi tipo: ibrido, biologico.

La ricerca accademica comincia a occuparsene seriamente. Vi segnaliamo, ad esempio, un importante volume di un centro di ricerca statunitense su AI e armi di distruzione di massa. Allo stesso tempo, però, la supervisione umana non basterà: ci vogliono regole e trattati. Obblighi etici. È venuto il tempo di chiederli come esseri umani, come abbiamo fatto per la bomba atomica.

Fonti

Copenhagen Post - Russian frigate fires two flares near Danish military helicopter, prompting Denmark to summon Russian ambassador

https://cphpost.dk/2026-09-15/news/politics/russian-frigate-fires-two-flares-near-danish-military-helicopter-prompting-denmark-to-summon-russian-ambassador/

Euronews - Dodici paesi europei chiedono di rafforzare la presenza nell’Artico

https://it.euronews.com/my-europe/2026/09/14/dodici-paesi-europei-chiedono-allue-di-rafforzare-la-presenza-nellartico

Al Jazeera - EU states to raise game as Arctic becomes strategic geopolitical frontier

https://www.aljazeera.com/news/2026/9/14/eu-states-to-raise-game-as-arctic-becomes-strategic-geopolitical-frontier

Università Venezia - Il Consiglio Artico: Cos’è e dove sta andando?

https://www.unive.it/pag/fileadmin/user_upload/dipartimenti/DSLCC/documenti/DEP/numeri/Finestra/Finestra_25.pdf

Wikipedia - Incursioni di droni ucraini nei Paesi baltici

https://en.wikipedia.org/wiki/2026_Ukrainian_drone_incursions_into_the_Baltic_states_and_Finland

Internazionale - Lithuania says Russia could use Ukrainian drones against Baltic region

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/06/lithuania-says-russia-could-use-ukrainian-drones-against-baltic-region

Repubblica - Se a decidere non sono gli umani la guerra diventa un terno al lotto

https://www.repubblica.it/esteri/2026/09/14/news/ia_rischi_se_a_decidere_non_sono_gli_umani_la_guerra_diventa_un_terno_al_lotto-425583102/

Anthropic - Misurazione delle capacità di individuazione dei bersagli tattici e delle armi convenzionali dei modelli di IA

https://www.anthropic.com/research/intelligence-targeting-conventional-weapons-capabilities

Guerre di Rete - Cosa fa l’intelligenza artificiale in guerra

https://www.guerredirete.it/che-cosa-fa-lintelligenza-artificiale-in-guerra/

The Guardian - Humanity cannot outsource its survival

https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/sep/11/the-guardian-view-on-controlling-ai-humanity-cannot-outsource-its-survival

James Martin Ceneter for Nonproliferation Studies -Intelligenza artificiale e armi di distruzione di massa

https://nonproliferation.org/the-nonproliferation-review-publishes-special-issue-on-artificial-intelligence-and-weapons-of-mass-destruction/

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