“Caro John, mi dispiace tantissimo, condivido i tuoi pensieri, capisco a pieno la tua decisione. Io ho deciso di aspettare sperando che vengano tempi migliori: non so se il Paese e il governo lo capiranno, ma credo che ci sia maggiore consapevolezza”.
Con queste parole il ministro Guido Crosetto si rammaricava sul suo profilo X per le dimissioni dell’omologo britannico John Healey, laburista, che con una lettera pubblica aveva accusato il Primo Ministro Starmer di essere “incapace” e la ministra del Tesoro, “indisponibile” a trovare le risorse per proteggere la Gran Bretagna dalle “crescenti minacce, come il conflitto in Medio Oriente e la Russia” e soprattutto di mantenere “l’impegno assunto in sede Nato di destinare alla Difesa il 3,5% del Pil” entro il 2035. Pur mancando ancora 9 anni, Healey sbatte la porta insieme al Ministro delle Forze Armate Al Carns (una sorta di vice). Sono il sesto e settimo membro del governo Starmer che si dimettono in un mese.
Alcuni media hanno ripreso le parole del ministro Crosetto per sostenerne le ragioni sulle priorità del riarmo rispetto alla spesa sociale oppure per ipotizzare sue eventuali lettere di dimissioni già pronte. Di sicuro Crosetto ha scelto attentamente le parole per dare un messaggio al governo e ai generali italiani: si può rallentare il percorso del riarmo ma fino a un certo punto. Poi c’è un prezzo politico da pagare.
Il punto sono i prestiti europei Safe (con un fondo da 150 miliardi per il riarmo): l’Italia aveva annunciato una richiesta di 15 miliardi con una lista della spesa del ministero della Difesa già stilata, ma poi per problemi di bilancio sarebbero stati ridotti come mediazione a 5 miliardi (lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Tajani). Solo che Giorgetti non vorrebbe prendere a prestito nemmeno un euro finché l’Italia rimane in procedura d’infrazione. E la Presidente del Consiglio Meloni avrebbe promesso a Giorgetti che ogni euro di prestito Safe sarà poi scontato dal bilancio della Difesa.
A un anno dalle elezioni politiche la Presidente del Consiglio continua a ripeterlo: “Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa”. La frase è corretta perché nessun settore ha avuto tanto quanto la Difesa. Come mai prima. L’Osservatorio MilEx sulla spesa militare lo dice da tempo: “I fondi per i programmi di acquisto di armamenti previsti per il 2026 raggiungono un record storico di oltre 13,1 miliardi di euro, in crescita di circa il 60% rispetto al 2022. In tre anni di questa legislatura, il Parlamento ha approvato 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per 36 miliardi di euro complessivi. Nei prossimi 15 anni sono programmati oltre 130 miliardi per nuovi sistemi d’arma”.
MilEx pubblica sul suo sito anche la tabella delle commesse e riassume così i principali interventi: 270 nuovi carri armati Panther (8,2 miliardi); 24 nuovi cacciabombardieri Typhoon (7,5 miliardi); 48 nuovi elicotteri da attacco AW-249 Fenice (1,2 miliardi); 66 nuovi obici ruotati RCH-155 (1,8 miliardi); 2 nuove fregate FREMM Evo (2 miliardi); 2 nuovi sottomarini U-212 NFS (1,3 miliardi); nuove navi spia classe Clara (1,6 miliardi), nuova batterie missilistiche SAMP/T e i relativi missili Aster (2,3 miliardi) e poi ci sono 8,7 miliardi per la progettazione dei nuovi caccia Tempest (che produciamo con la Gran Bretagna mentre ancora paghiamo F35 e Eurofighter.
Gran parte delle commesse hanno Leonardo come committente (quasi sempre in joint-venture) come la produzione dei Samp-T, il sistema missilistico prodotto con i francesi, jet Tempest prodotto con giapponesi e britannici o i carri armati Panther in partnership con RheinMetall montati anche a La Spezia. Leonardo fa sentire la sua voce col ministro e col governo, che tra l’altro secondo Il Fatto Quotidiano sta intervenendo attivamente sulle nomine dopo l’uscita dell’ex amministratore delegato Roberto Cingolani, considerato troppo autonomo nella gestione della società militare.
Crosetto, di fronte al momento di rallentamento della priorità a tutto militare, si gioca la sua proposta di riformulazione dell’esercito con “la riserva”. Un progetto di legge più ambizioso c’era già con il ritorno a un “servizio militare” e una crescita importante dell’esercito ai livelli richiesti dalla Nato, ma i tempi non sono maturi e così arriva questa proposta intermedia.
Secondo il Sole24Ore il disegno di legge si intitola “Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare”, dentro ci sarebbe sia la definizione di cosa sia una “riserva” che una legge delega al Governo di aumentare l’esercito con un massimo di 40mila nuovi effettivi (solo per esercito e marina, esclusa l’aviazione e anche le capitanerie di porto) entro il 2033: dai 5 mila ai 7500 effettivi in più ogni anno. Non è chiaro se sia un ripristino della leva volontaria o un concorsone. È chiaro che il costo sarà significativo.
Scrive, infatti, rete Pace disarmo nel suo documento di analisi delle nuove proposte del ministero della Difesa: “È un’inversione di tendenza storica. Ed è il punto cruciale che vogliamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica: la crescita della spesa militare non sarà più legata soltanto all’acquisto di nuovi sistemi d’arma, come già successo copiosamente negli ultimi anni, ma riguarderà in modo crescente l’aumento degli effettivi. Portando dunque a una spesa strutturale e permanente: stipendi, costi di mantenimento e attivazione delle riserve, incentivi, infrastrutture di reclutamento e acquartieramento. Una scelta che peserà per decenni sui bilanci pubblici dello Stato (spesa stimabile e aggiuntiva a quella attuale di circa 7/8 miliardi di euro annui, a regime) che affosserà le altre priorità del Paese (ambiente, lavoro, sanità, istruzione, welfare)”.
A questi 40mila nuovi soldati si aggiungono i riservisti (personale ex militare o di forze di sicurezza) diviso tra personale generico di riserva che volontariamente si iscrive e viene addestrato ogni tanto (e retribuito durante la formazione) e poi due tipi di riserve che assomigliano molto ad altro. La prima è la “riserva specialistica” ovvero “un adeguato bacino di personale in possesso di peculiari competenze professionali, in grado di supportare e integrare le Forze armate e il Corpo unico della Sanità militare, sin dal tempo di pace”. Questa riserva di specialisti volontari è costituita da ufficiali, marescialli, sergenti e graduati di complemento da richiamare in servizio per 5 anni, rinnovabili, per specifiche esigenze della forza armata di appartenenza.
E infine, la “riserva territoriale”: “un bacino di personale radicato sul territorio nazionale, rapidamente impiegabile a supporto delle esigenze funzionali delle Forze armate connesse al concorso, incluso quello a supporto delle Forze di polizia, alla gestione delle emergenze e delle calamità, al soccorso e all’assistenza”. Non sono ex militari ma semplici cittadini tra i 25-35 anni, con un diploma di scuola superiore, selezionati dall’esercito per una ferma di dodici mesi in qualità di soldato “per l’assegnazione a comandi, enti, reparti e unità dislocati nell’area geografica o regione di arruolamento, ferma restando la possibilità di schieramento, addestramento e formazione al di fuori dell’area geografica o regione di assegnazione”. Più che una riserva, insomma, un “pre-esercito” attivo sul territorio con che compiti? Si va dalla polizia alle catastrofi. Sicuramente questa indeterminatezza serve al Ministero per determinare il proprio potere contrattuale nel governo e soprattutto spingere di un altro passo la militarizzazione della società. Ma per capire cosa davvero significa questa riserva ci vorranno molti chiarimenti.
Per questo vi invitiamo tutte e tutti ancora una volta a reagire a questa deriva di militarizzazione del Paese e diffondere l’appello della campagna R1PUD1A “io obietto le guerra”, a sensibilizzare i vostri Comuni a riprendere l’annotazione delle dichiarazioni di obiezioni di coscienza nelle liste di leva. E a sostenere la legge di iniziativa popolare di CNESC, Rete Pace Disarmo, Sbilanciamoci “Un’altra difesa è possibile” per la Difesa civile nonviolenta e l’istituzione dei corpi civili di pace (che trovate qua sotto nei link delle fonti).
Fonti
Guido Crosetto, profilo su X
Analisi Difesa - Il flop del riarmo britannico e le dimissioni del ministro Healey
La Stampa - Crosetto evoca le dimissioni sul Safe: il pressing di Leonardo e Fincantieri
MilEx - In tre anni di Legislatura 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per 36 miliardi
Il Fatto Quotidiano - Leonardo, ecco le nomine che gradisce Palazzo Chigi
Sole24Ore - Difesa, ecco la riforma Crosetto. L’Italia gioca la carta della riserva
Rete Pace Disarmo - La “riforma Crosetto”: le nuove generazioni come riserva permanente per la guerra
Difesa civile nonviolenta
https://www.difesacivilenonviolenta.org/




