C’è grande confusione sotto le stelle d’Europa, almeno politicamente, sull’integrazione della sicurezza e della difesa. Da un lato, come hanno raccontato diversi media europei, questa settimana gli ambasciatori di tutti i 27 Stati membri hanno partecipato a un'esercitazione per simulare il funzionamento dell'articolo 42.7 del Trattato Europeo ovvero la “clausola di difesa reciproca”. In tre ore gli ambasciatori hanno verificato tempi di risposta e procedura in caso uno Stato membro chiedesse aiuto di fronte a un attacco militare. Secondo il quotidiano greco Ekhatimirini, Bruxelles avrebbe simulato un “attacco ibrido” evitando di proposito lo scenario di un attacco militare contro uno Stato NATO.
Nelle scorse settimane il disimpegno militare USA dall’Europa ha visto l’annuncio di un ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e la rinuncia al rimpiazzo di altri 4.000 in Polonia. Per molti Paesi un campanello d’allarme. Per altri una opportunità per “ridurre la dipendenza da Washington in materia di protezione militare” e cominciare a porre le basi di un “esercito europeo”. Secondo il sito economico The Business International, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albaresa avrebbe perorato la necessità europea di “rafforzare le proprie capacità di difesa e smettere di fare eccessivo affidamento sull'alleanza guidata dagli Stati Uniti per le garanzie di sicurezza, in un contesto di crescenti tensioni tra l'America e i suoi alleati europei”.
L’opinione pubblica europea, in molti Paesi, è sempre più preoccupata per le derive militari dell’amministrazione Trump e per i rischi dell’alleanza militare con gli USA, mentre è sempre più contraria a sacrificare la spesa sociale nazionale ed europea a favore del riarmo. Il quesito per i vertici europei, in questo momento, è quanto “fare da soli” con la difesa e il riarmo. A giudicare l’attivismo sul fronte Est di alcuni Paesi come Germania e Italia, si starebbe formando un blocco che sostiene l’acquisto di armi USA come richiesto da Trump e riconfermerebbe la guida NATO in chiave anti-russa, mentre Francia e Spagna sarebbero più propense a coltivare maggiore autonomia militare. In questo filone si sarebbe posto, pochi giorni fa, anche Mario Draghi ribadendo che l’autonomia politica europea si gioca in grande parte sulla difesa comune, “la priorità numero uno”, e “l’Unione sopravviverà solo se saprà garantirsi la sicurezza”.
Sul dibattito soffiano i generali e i falchi della guerra. Martedì 19 maggio il presidente del Comitato Militare della NATO, Giuseppe Cavo Dragone, ha detto ai Capi di Stato Maggiore dell’Alleanza: “Lo scenario di sicurezza, rispetto al nostro ultimo incontro, è peggiorato” e ha indicato alcune priorità dell’azione dell’alleanza: “il rafforzamento della deterrenza e della difesa, l'innovazione, l'adattamento e sviluppo delle capacità, il Consiglio NATO–Ucraina, la cooperazione tra la NATO e l'Ue”. Prima dei generali, erano stati i Paesi del B9, il gruppo che dall'annessione russa della Crimea riunisce i Paesi NATO dell'Europa orientale (Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e i tre Stati baltici) a insistere sulla necessità di rafforzare la capacità di deterrenza dell'Alleanza. I primi ministri di Estonia e Lettonia hanno stigmatizzato la volontà della Commissione di essere “pronta” al combattimento per il 2029 ma “la Russia potrebbe agire prima”. "Dobbiamo aumentare le spese dedicate alla difesa e trasformarle in capacità operative", ha sintetizzato il presidente romeno, Nicusor Dan.
Capacità operative, significa ad esempio, la costruzione della prossima base aerea più grande della NATO in Europa, proprio in Romania, vicino a Costanza sulle sponde del Mar Nero. Ma anche, come abbiamo già raccontato, le brigate di intervento rapido della NATO dislocate in tutti i paesi della ex Cortina di ferro https://ripudia.it/quotidiano-bellico/italia-in-seconda-linea/
Per potenziare le capacità operative europee, il segretario generale della NATO Rutte, secondo il Financial Times, incontrerà i principali gruppi europei della difesa per chiedere un ulteriore rapido aumento della produzione militare e la riduzione della dipendenza europea da componenti cinesi e taiwanesi. I gruppi sono i tedeschi di Rheinmetall, i francesi di Safran, la svedese Saab, il consorzio italo-francese-inglese Mbda, l’italiana Leonardo e il gruppo Airbus.
Secondo il quotidiano economico, Rutte avrebbe chiesto alle aziende piani d’investimento e simulazioni sui loro limiti produttivi perché vorrebbe spingerle a investire senza attendere le commesse governative, dando per scontato che ci saranno e visto anche il crescente impegno europeo nel sostegno all’Ucraina (in questa settimana anche la Francia ha annunciato una cooperazione industriale con l’Ucraina per sistemi di difesa antimissile). Rutte, forse il principale sostenitore europeo di Trump, vorrebbe arrivare al 5% di spese militari del Pil (che significherebbe passare dai 460 miliardi di euro attuali, sommando la spesa europea, a circa 1000 miliardi di aumento). Secondo un funzionario citato dal Financial Times, basterebbe anche meno: "L'obiettivo è far apparire più consistenti gli aumenti della spesa per la difesa".
Intanto la finanza ci crede, visto che continuano a nascere fondi specializzati. L’ultimo è italiano promosso dal gruppo Azymuth con 250 milioni di euro destinati a piccole e medie imprese del settore difesa, prevalentemente italiane ed europee (per “blindare la sovranità tecnologica e la resilienza industriale del Paese”, dice la presentazione).
Fin qui siamo nel campo delle dichiarazioni e delle volontà. Poi, nella realtà, ci sono problemi più concreti. Come ha raccontato Jacopo Barigazzi su Politico Europe, la diffidenza e il desiderio di mantenere il controllo sui propri appalti nazionali di militari e politici ostacolano gli sforzi europei di dare priorità agli investimenti collaborativi. Ricordiamo che il Programma Ue per l’industria della Difesa vale poco: 1,5 miliardi di euro e destina 240 milioni di euro all’acquisto congiunto, ma l’Azione per la sicurezza per l’Europa ovvero i prestiti per gli armamenti valgono 150 miliardi e incoraggiano fortemente collaborazioni.
“La maggior parte delle capitali dell'Ue ignora le pressioni di Bruxelles per coordinare gli acquisti di armi”, scrive Barigazzi. “Meno della metà dei Paesi membri si preoccupa persino di comunicare gli acquisti effettuati congiuntamente, vanificando così uno degli sforzi principali volti a far sì che l'Europa spenda in modo più intelligente per la difesa”. Lo ha ammesso il Commissario alla Difesa Andrius Kubilius: solo 12 dei 27 Stati membri hanno fornito dati sugli acquisti congiunti e senza i dati, è "impossibile" valutare correttamente quanto i Paesi stiano effettivamente collaborando, o se la più ampia strategia di difesa dell'Ue stia funzionando.
L’unica cosa certa, come dichiarano 25 organizzazioni della società civile europea: le norme del pacchetto di difesa dell'Ue indeboliscono i controlli sulle esportazioni di armi, ampliano le esenzioni dai requisiti di autorizzazione preventiva ed estendono gli accordi speciali di trasferimento ai partner extra-Ue. Lo denuncia per l’Italia Rete Pace e Disarmo ,che ribadisce: “Le armi non sono una merce come le altre. Non possono essere vendute e trasferite applicando le stesse logiche di mercato unico, semplificazione burocratica ed efficienza industriale che governano il commercio di prodotti ordinari. Eppure, è esattamente questo il rischio concreto che sta emergendo a Bruxelles”.
Fonti
EKATHIMERINI - L'Ue mette in pratica il proprio patto di difesa
https://www.ekathimerini.com/politics/foreign-policy/1303241/eu-rehearses-its-own-defense-pact/
International Business Time - L'Europa desidera un maggiore controllo sulla propria difesa dopo che le tensioni dell'era Trump hanno minato la fiducia in Washington
https://www.ibtimes.co.uk/europe-military-independence-us-nato-tensions-1796321
Repubblica - La lezione di Super Mario: la Difesa è la priorità numero uno
https://www.repubblica.it/economia/2026/05/15/news/ draghi_discorso_europa_aquisgrana_difesa_priorita_ue-425346331/
SKY - Romania, iniziati i lavori della nuova base Nato più grande d'Europa: cosa sappiamo
https://tg24.sky.it/mondo/2024/04/02/romania-base-nato-piu-grande-europa
AJP - Il segretario generale della NATO, Rutte, farà pressione sulle aziende europee del settore della difesa affinché investano e aumentino la produzione.
https://m.ajupress.com/20260517141070628
ANSA - La Nato dell'Europa orientale, 'più spese militari e sostegno a Kiev'
https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/politica/2026/05/13/la-nato-delleuropa-orientale-piu-spese-militari-e-sostegno-a-kiev_eacc97f3-9e9a-41d6-92e9-64d55f6480ad.html
Err - Estonia e Lettonia affermano che l'Europa si sta muovendo troppo lentamente verso la prontezza al combattimento
https://news.err.ee/1610026052/estonia-latvia-say-europe-is-moving-too-slowly-towards-combat-readiness
Euroborsa - Azimut lancia Secure Europe Technologies per investire nelle PMI della difesa
https://euroborsa.it/Azimut-lancia-Secure-Europe-Technologies.aspx
Politico Europe - Negazione dei dati: i paesi si rifiutano di condividere con Bruxelles le informazioni sugli acquisti di armi
https://www.politico.eu/article/data-denial-as-countries-refuse-to-share-arms-purchase-info-with-brussels/
EurActiv - Le ONG avvertono che la riforma della difesa dell'UE potrebbe indebolire i controlli sulle esportazioni di armi.
https://www.euractiv.com/news/ngos-warn-eu-defence-overhaul-could-weaken-arms-export-controls/
Rete Pace Disarmo - “Semplificazione” a favore dell’industria bellica: l’UE vuole indebolire i controlli sull’export di armi
https://retepacedisarmo.org/export-armi/2026/05/semplificazione-a-favore-dellindustria-bellica-lue-vuole-indebolire-i-controlli-sullexport-di-armi/
Enaat – Eueropean Network Against Arms Trade
https://enaat.org/




