Dal 1981 celebriamo la Giornata internazionale per la pace il 21 settembre, per ricordare che chiunque può dare il suo contributo per costruirla ogni giorno, nelle relazioni, nel discorso, col proprio comportamento. E le Nazioni Unite indicano una serie di “cose” che possiamo riassumere così:
parlare apertamente della pace e istruirsi sulla pace. Sostenere i promotori della pace. Dire no alla violenza: in qualsiasi situazione di conflitto bisogna cercare un dialogo. Seguire fonti di notizie affidabili. Praticare l’ascolto e la solidarietà e puntare su ciò che si ha in comune, piuttosto che sulle divisioni.
In sostanza: non c’è possibilità di pace senza il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, perché sono proprio le discriminazioni, le ingiustizie e le diseguaglianze ad alimentare le guerre. Non c’è pace senza contrasto all’ingiustizia climatica. E infatti, come segnala il Centro di Ateneo per i Diritti Umani "Antonio Papisca" dell’Università degli Studi di Padova, c’è «una preoccupante convergenza tra il declino democratico e l'aumento dei conflitti violenti». Lo conferma il rapporto Global State of Democracy 2026: Democracy in an Age of Conflict, che evidenzia come siano due le tendenze più gravi in atto, collegate tra loro:
- il 57% dei Paesi (98 nazioni) ha subito nel 2025 un declino in almeno un fattore democratico rispetto a cinque anni prima e i peggioramenti più marcati si sono verificati nella libertà di espressione (24% dei Paesi), nella libertà di stampa (23%) e nell'accesso alla giustizia (18%), spesso a causa di colpi di Stato, conflitti e centralizzazione del potere;
- un preoccupante aumento della violenza, con il maggior numero di conflitti violenti (65) e di conflitti interstatali (8) da quando l'Uppsala Conflict Data Program ha iniziato a raccogliere dati nel 1946.
Anche il legame tra democrazia e assenza di conflitti, o di spinte verso i conflitti, vacilla, visto che grandi potenze sono tornate a usare la violenza armata come strumento (Russia e USA) e che grandi democrazie come l’Europa si riarmano, parlano di scenari di guerra e non riescono a produrre strategie di riduzione dell’escalation e del rischio di conflitto. La crisi dei valori del multilateralismo, della pace e della diplomazia va di pari passo con il ritorno di forze politiche che esplicitamente agitano la paura, predicano chiusure, in nome di nazionalismi, teorizzano deportazioni e il rifiuto dell’integrazione, mettendo a rischio l’idea di democrazia che abbiamo finora conosciuto.
Ci sembra, dunque, necessario ripartire dal basso, dalla cultura della pace, necessaria prima di tutto per costruire un’alternativa, per non farci schierare e usare dalla propaganda, dal coro di “necessario”, “inevitabile” che accompagna sia il riarmo sia il ritorno all’uso delle stesse armi di cui ci stiamo abbondantemente dotando.
Quest’anno la Giornata Internazionale della Pace sarà dedicata al tema "Investire nella pace: per tutti, ovunque, ogni giorno" e celebrerà gli "architetti quotidiani della pace": «persone che promuovono azioni a livello locale, gettano le basi per la stabilità e costruiscono una pace duratura partendo dal basso». Noi diciamo costruttori e l’ONU ci fornisce una serie di storie esemplari, in prevalenza di donne, da molti Paesi del mondo.
Ma l’invito è a non delegare. Sappiamo che, se leggete questa newsletter, state già facendo almeno una delle azioni di pace quotidiane, ma proviamo a unirci per fare di più. Nei primi giorni di ottobre presenteremo una proposta di legge di iniziativa popolare per il “diritto all’obiezione di coscienza alla guerra”, un modo per fare avanzare la possibilità per cittadini e cittadine di rifiutarsi di prestare servizio militare e di essere coinvolti negli ingranaggi reali della guerra e nella progettazione, produzione o movimentazione dei suoi strumenti.
Vi chiediamo di seguirci e sostenerci su ripudia.it: avremo bisogno di ogni granello di sabbia per costruire questo pilastro della pace, concreto, attivo, possibile.
Perché la guerra non è inevitabile, è semplicemente inaccettabile. E spetta a noi, nei quartieri, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro, nella società, affermarlo e realizzarlo.
Fonti
ONU – Actions for a Peaceful World
https://www.un.org/en/actnow/ten-actions-peaceful-world
Centro Studi Diritti Umani - Democrazia in un'Epoca di Conflitto”
Sito ufficiale Giornata Internazionale della Pace
https://internationaldayofpeace.org/
ONU - My Peace, Our World: Everyday Stories of Impact




